Mercati e Patrimonio

"Il Mercato immobiliare 2025". Spunti, analisi e statistiche sui principali trend di un settore rilevante per il PIL del Bel paese.

Intervista a commento della Ricerca sul Mercato Immobiliare 2025 realizzata da

  • Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione, Gruppo BPER (Eliana Chessa, Giulio Varricchio)
  • in collaborazione con la Direzione Real Estate, Gruppo BPER (Daniele Martignetti, Davide Monno)


Nel 2024 il settore immobiliare ha rafforzato il proprio peso nell’economia italiana. Quali sono stati i principali fattori che hanno contribuito a questo risultato?

Chessa: «Nel 2024, il settore immobiliare ha consolidato il proprio ruolo nell’economia italiana, oltrepassando i 330 miliardi di euro (+2,3%, rispetto al 2023), rappresentando il 19% del Valore aggiunto complessivo, grazie al contributo delle costruzioni e delle attività immobiliari. I prezzi delle abitazioni hanno mantenuto un trend positivo (+3,1%), trainati soprattutto dalle nuove costruzioni (+7.9%), spinte dall’efficientamento energetico e dall’adozione di tecnologie green. Parallelamente, il settore ha beneficiato di un forte impulso dagli investimenti pubblici (+21%), grazie anche al sostegno delle opere finanziate dal PNRR, che ha riportato la produzione ai livelli pre-crisi del 2008.»

Il patrimonio immobiliare continua a rappresentare una quota rilevante della ricchezza netta delle famiglie italiane. Perché resta un investimento così centrale per gli italiani?

Chessa: «Nel 2024, le abitazioni hanno confermato il loro ruolo centrale nella composizione della ricchezza netta delle famiglie italiane, rappresentandone il 45%. Il valore complessivo del patrimonio abitativo è salito a 5.547 miliardi di euro, con un incremento dell’1,9% rispetto all’anno precedente. Questo dato evidenzia come l’immobile continui a essere percepito come una forma di investimento stabile, grazie alla sua capacità di conservare valore nel tempo e alla funzione di bene rifugio in contesti economici incerti.»

Il PNRR ha dato impulso alle opere pubbliche, ma permangono ostacoli. Quali sono le principali criticità e le contromisure del governo per non perdere i fondi europei?

Varricchio: «Il PNRR ha dato un impulso decisivo alle opere pubbliche nel 2024, riportando la produzione ai livelli del 2008. Tuttavia, non sono mancate difficoltà legate ai ritardi nell’attuazione dei progetti, soprattutto nel Mezzogiorno. Con ancora 54 miliardi di euro da investire entro il 30 giugno 2026, il rischio di perdere parte dei fondi europei è concreto. Per affrontare queste criticità, il governo sta valutando tre soluzioni: riallocare le risorse verso progetti più avanzati, modificare i criteri di rendicontazione per valorizzare la spesa effettiva e creare strumenti finanziari post-2026 per salvaguardare i fondi non utilizzati.»

Nel 2024, gli investimenti nel Commercial Real Estate italiano sono cresciuti del 47%, superando i 10 miliardi. Cosa ha alimentato questa ripresa e quanto è sostenibile nel contesto geopolitico attuale?

Monno: «Nel 2024, il commercial real estate italiano ha beneficiato di una forte ripresa degli investimenti, trainata principalmente da grandi operazioni immobiliari e dall’allentamento monetario della BCE. La stabilità dei rendimenti ha reso più attrattivi i valori immobiliari, soprattutto nei comparti tradizionali come retail e uffici. Nonostante le incertezze geopolitiche, le prospettive per il 2025 restano positive: il 75% degli investitori prevede un consolidamento del mercato, sostenuto da buone performance nel mercato delle locazioni e da un contesto finanziario più favorevole.

Nel 2024, i mutui casa in Italia hanno beneficiato di tassi medi più bassi rispetto all’Eurozona (3,64% vs 3,96%). Quanto ha inciso questo vantaggio sulla domanda e perché la crescita è rimasta sotto la media europea?

Varricchio: «Nel 2024, il calo dei tassi ha favorito un aumento della domanda di credito per l’acquisto di abitazioni in Italia, con una quota di compravendite finanziate tramite mutuo salita al 65% del totale. Tuttavia, la crescita è stata più contenuta rispetto al resto dell’Eurozona a causa di una maggiore prudenza da parte delle banche, che hanno mantenuto criteri di erogazione selettivi, privilegiando clienti con profili finanziari solidi.»

Quali trend globali stanno orientando il mercato immobiliare e come influenzano gli equilibri internazionali le dinamiche di Stati Uniti e Cina?

Varricchio: «A livello globale, il mercato immobiliare è attraversato da dinamiche contrastanti. Negli Stati Uniti, i prezzi delle abitazioni hanno continuato a crescere (+45% dal 2020), ma il sentiment degli operatori resta debole, segnalando un possibile disallineamento tra valori di mercato e fiducia nel settore. In Cina, invece, il comparto immobiliare è in piena crisi strutturale, con domanda in calo, abitazioni invendute e promotori fortemente indebitati. Questa crisi ha effetti globali, in particolare sul mercato dell’acciaio, dove l’eccesso di offerta cinese ha fatto crollare i prezzi, spingendo molti Paesi, tra cui gli Stati Uniti, a introdurre dazi per proteggere le proprie industrie. Queste dinamiche stanno ridefinendo gli equilibri internazionali del settore, influenzando sia i costi di costruzione sia le strategie di investimento a livello globale.»

 

«A livello globale, il mercato immobiliare è attraversato da dinamiche contrastanti. Negli Stati Uniti, i prezzi delle abitazioni hanno continuato a crescere (+45% dal 2020), ma il sentiment degli operatori resta debole, segnalando un possibile disallineamento tra valori di mercato e fiducia nel settore»

 

In un’Europa segnata dall’incertezza, cosa sostiene il sentiment positivo delle costruzioni in Italia?

Varricchio: «In un’Europa caratterizzata da calo della produzione edilizia e incertezza macroeconomica, l’Italia si distingue per un sentiment più positivo nel settore costruzioni. Questo ottimismo è sostenuto da alcuni fattori chiave: un aumento delle attese occupazionali nel comparto, un miglioramento della fiducia per il futuro e recenti acquisizioni di ordini che alimentano le aspettative. A differenza di Paesi come Germania e Francia, dove l’attività edilizia è in forte calo e l’ingegneria civile fatica a compensare la crisi dei Buildings, l’Italia mostra una maggiore resilienza. Per mantenere questo vantaggio competitivo nel medio termine, sarà fondamentale consolidare la pipeline di progetti, sostenere l’occupazione e preservare la fiducia degli operatori, anche in un contesto internazionale ancora instabile.»

Alla luce del contesto attuale, quali strategie sono cruciali per uno sviluppo sostenibile e competitivo del real estate italiano nel 2025?

Varricchio/Monno: «Per garantire uno sviluppo sostenibile e competitivo del mercato immobiliare italiano nel 2025, sarà fondamentale puntare su alcune strategie chiave. In primo luogo, occorre favorire l’accesso al credito, sfruttando il contesto di tassi in calo e promuovendo condizioni di offerta più inclusive, pur mantenendo criteri di selezione prudenziali. In secondo luogo, la transizione ecologica rappresenta una leva strategica: gli investitori si orientano sempre più verso asset ad alta efficienza energetica, per ridurre rischi e costi. Questo trend, sostenuto anche dalla normativa green, valorizza il patrimonio immobiliare e stimola la domanda di nuove abitazioni. Infine, sarà cruciale sostenere operazioni “value add”, che richiedono investimenti significativi ma offrono ritorni interessanti, e preservare gli incentivi fiscali, che restano determinanti per la tenuta del settore, soprattutto dopo la fine del Superbonus.»

 

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