Investimenti al femminile: dalla delega alla gestione consapevole
Imparare a investire, oppure farsi guidare in un percorso di costruzione patrimoniale, non è soltanto una competenza tecnica. È uno strumento di autonomia.
Ma, a giudicare dai numeri, è uno strumento che molte donne non stanno ancora sfruttando appieno.
Costruire un risparmio autonomo, comprendere le principali decisioni finanziarie e patrimoniali e acquisire quella che spesso viene definita “cultura del rischio” è importante per chiunque abbia la possibilità di mettere da parte risorse economiche.
Ma lo è ancora di più per chi, per ragioni storiche, familiari o professionali, è arrivata più tardi a prendere decisioni di questo tipo.
L’espressione stessa “cultura del rischio” non è forse delle più felici: può evocare l’idea di una spinta alla speculazione, oppure di una familiarità con strumenti complessi riservata a pochi.
In realtà indica qualcosa di molto più ordinario e, al tempo stesso, decisivo: la capacità di mettere il denaro in circolo, con prudenza e metodo, per partecipare alla crescita economica, proteggere il potere d’acquisto, costruire obiettivi di lungo periodo e prepararsi alle fasi della vita in cui il reddito da lavoro può diminuire o cessare.
Investire non significa scommettere: significa pianificare. Questo è considerato importante in modo trasversale, a prescindere dal genere.
Perché, allora, le donne investono meno degli uomini?
Cadere nelle semplificazioni su questo terreno è facile. Meglio evitarle fin dall’inizio. La minore presenza femminile fra gli investitori e fra i decisori finanziari non dipende da una sola causa, né può essere spiegata con una presunta minore attitudine naturale verso il denaro.
Si intrecciano percorsi educativi, condizioni professionali, assetti familiari, livelli di reddito, fiducia nelle proprie competenze e atteggiamenti diversi verso il rischio.
Il risultato di tutte queste dinamiche, però, converge in un numero: 22%. È questa la quota di donne all'interno della popolazione dei decisori finanziari italiani, stimata dalla Consob nel Rapporto 2024 sulle scelte di investimento delle famiglie. Una quota che la stessa Consob ha ribilanciato ex post per tener conto di alcuni cambiamenti in corso nella società italiana, come la crescita dei nuclei monocomponente, anche femminili, e la maggiore presenza di famiglie meno rigidamente organizzate intorno a una “primazia maschile” nella gestione delle risorse familiari. Anche dopo questa correzione, però, il decisore finanziario viene individuato nel campione statistico come uomo nel 78% dei casi.
Le donne, quindi, decidono meno degli uomini nelle questioni finanziarie. Comprendere il perché, e soprattutto capire come intervenire, richiede però un passaggio ulteriore. Una parte della risposta non ha niente a che fare con la cultura, ma dalla distribuzione del reddito.
Se l’uomo è più spesso il principale o unico percettore di salario, è fisiologico che sia anche più spesso l’interlocutore principale della banca, del consulente, dell’assicuratore, del commercialista. Secondo il rapporto CNEL-Istat 2025 sul lavoro delle donne, nel 2023 il modello famigliare in cui solo l’uomo lavora riguardava il 25,2% delle coppie italiane (dato ancora rilevante, anche se in diminuzione), mentre nel 33,8% dei casi entrambi lavoravano ma l’uomo guadagnava di più. Nel complesso, quindi, in circa il 59% delle coppie italiane l’uomo era l’unico o principale percettore di reddito da lavoro. All’opposto, le coppie in cui la donna era l’unica o principale percettrice arrivavano a meno del 9%. Le coppie con redditi simili erano poco meno del 30%.
Il potere decisionale, nelle famiglie, tende così a seguire la posizione economica, almeno in parte.
La delega di parte delle decisioni finanziarie ad altre persone non è un problema in quanto tale: anche per questo ci si affida a professionisti, si condividono responsabilità con il partner, si costruiscono ruoli diversi dentro la famiglia. Per una banca la vera attenzione alle specificità femminili non dovrebbe passare da una consulenza “semplificata” per le donne, o trattarle come un segmento indistinto, più prudente o più emotivo.
Dovrebbe, piuttosto, riconoscere che molte donne arrivano alla relazione patrimoniale da percorsi diversi. C’è chi ha delegato a lungo le decisioni finanziarie, c’è chi entra in banca dopo una separazione, una successione, una vedovanza o un passaggio generazionale. E c’è chi, al contrario, ha costruito il proprio patrimonio attraverso l’impresa, la professione, una carriera manageriale o la vendita di una partecipazione aziendale.
Queste clienti non chiedono la stessa cosa, anche se sono tutte donne.
Il nodo delle competenze finanziarie e il ruolo del banker
Su questa base di minore capacità economica, si innesta il tema delle competenze. Secondo l'Edufin Index 2025, realizzato con il supporto scientifico di SDA Bocconi, il livello medio di educazione finanziaria e assicurativa degli italiani resta sotto la soglia di sufficienza, fissata a 60 punti su 100. Il divario di genere è stabile: gli uomini ottengono 59 punti, le donne 54. Il dato è ancora più delicato sul fronte previdenziale, perché la consapevolezza pensionistica femminile risulta inferiore a quella maschile.
Il quadro italiano si inserisce in una tendenza europea più ampia. La Banca Centrale Europea ha richiamato il gender gap, segnalando che le donne in Europa hanno minori livelli di alfabetizzazione finanziaria e sono per l’80% più a rischio degli uomini nell'andare incontro a difficoltà finanziarie al momento del pensionamento.
Questi numeri aiutano a comprendere perché il tema dell’investimento, non solo al femminile, non sia marginale.
In un contesto di maggiore longevità, carriere discontinue e welfare pubblico sotto pressione, il patrimonio privato è destinato ad avere un ruolo crescente nella sicurezza economica individuale.
Per una donna, non conoscere il proprio patrimonio, non sapere come è investito, non partecipare alle scelte previdenziali, non comprendere i rischi di concentrazione o di liquidità può significare trovarsi più vulnerabile proprio nelle fasi della vita in cui l’autonomia economica diventa più importante.
Accanto alla conoscenza, però, pesa la fiducia. In una rilevazione Consob relativa al 2022, l’avversione alle perdite riguardava il 42% delle donne contro il 27% degli uomini; l’avversione al rischio risultava più elevata tra le donne, così come la tendenza a sottostimare le proprie conoscenze finanziarie, rilevata nel 40% del campione femminile contro il 31% di quello maschile.
La buona notizia è che le donne italiane non sono affatto chiuse al supporto professionale. Al contrario: secondo le rilevazioni, il 43% del sottocampione femminile si dichiara propenso a cercare un supporto professionale nelle decisioni finanziarie, una quota superiore a quella maschile. Questo dato è molto importante per una banca private, perché mostra che la relazione consulenziale può essere una porta d’ingresso privilegiata. Molte donne non chiedono di essere lasciate sole davanti ai mercati: chiedono, esplicitamente o implicitamente, una relazione che le aiuti a capire, valutare e poi decidere quanto delegare.
Investitrici e imprenditrici: bisogni diversi, stesso obiettivo di autonomia
Parlare di donne e patrimonio come se si trattasse di un gruppo omogeneo sarebbe un errore.
Esiste una parte crescente della popolazione femminile che ha costruito il patrimonio da sé, magari in un'impresa. Per questo segmento, molto difficilmente il discorso sull'avversione al rischio reggerà ancora. Secondo Unioncamere, a fine 2024 in Italia erano presenti poco più di 1,3 milioni di imprese condotte da donne, pari al 22,2% del totale nazionale. Si tratta di una componente significativa dell’economia italiana, anche se spesso caratterizzata da dimensioni più contenute e da un forte legame con capitale familiare e territorio.
Per un’imprenditrice, il rapporto con il patrimonio ha caratteristiche specifiche, non troppo diverse dalle controparti maschili.
- Il primo rischio è la concentrazione: molta ricchezza può essere assorbita dall’azienda, dal capannone, dalle quote societarie, dagli immobili strumentali o dalla liquidità aziendale.
- Il secondo è la sovrapposizione fra patrimonio personale e patrimonio d’impresa.
- Il terzo è la difficoltà di pianificare per tempo il passaggio generazionale o l’eventuale uscita dall’azienda
In questi casi il private banker può aiutare a separare piani diversi: impresa, famiglia, patrimonio personale, previdenza, protezione e successione.
Questa distinzione è cruciale anche per il linguaggio. Con una cliente che ha sempre delegato, la priorità può essere ricostruire la mappa: che cosa possiedo, dove si trova il patrimonio, quali rischi sto assumendo, quali obiettivi voglio raggiungere. Con un’imprenditrice, invece, la conversazione partirà da temi già più complessi: diversificazione post-exit, governance familiare, tutela del coniuge e dei figli, fiscalità, liquidità, protezione del capitale aziendale, fondi alternativi, private market, filantropia, investimenti sostenibili. In entrambi i casi, però, l’obiettivo è lo stesso: trasformare il patrimonio da oggetto delegato a spazio di decisione consapevole.
Anche il tema degli investimenti sostenibili può inserirsi in questa cornice, non tanto perché le donne sono “più attente alla sostenibilità”, come attestano varie indagini, ma anche perché molte investitrici tendono a dare importanza alla comprensione del senso dell’investimento. A che cosa serve, quali effetti produce, quanto è coerente con i propri valori, quali rischi comporta. Anche in questo caso, il ruolo del consulente è decisivo: tradurre una preferenza generale in scelte concrete, misurabili, coerenti con il profilo MiFID, i costi, l’orizzonte temporale e la struttura complessiva del patrimonio.
Per Banca Private Cesare Ponti il dialogo con le donne non è solo un tema laterale di inclusione o comunicazione, ma di adattamento reale del servizio alle preferenze ed esigenze della sua clientela. Il genere è una delle variabili possibili, tenendo conto di quanta influenza possa avere ancora oggi sulle probabilità che possa incidere sulle scelte finanziarie, per mille ragioni.
La crescita della ricchezza femminile dipende da molti fattori, non tutti risolvibili in banca: maggiore partecipazione al lavoro, carriere più solide, imprenditoria, evoluzione dei modelli famigliari fondati su un unico decisore maschile. La banca deve essere ricettiva e favorire il progresso di crescita femminile non solo con i prodotti, ma innanzitutto tramite relazioni sempre più in armonia con le esigenze profonde delle persone.
BPER Banca Private Cesare Ponti è una Società del Gruppo BPER Banca.
Il presente documento ha finalità esclusivamente informativa con lo scopo di favorire l’educazione finanziaria. Non costituisce, né intende costituire, un’offerta o una sollecitazione all’acquisto/ sottoscrizione e/o alla vendita di strumenti finanziari o, in genere, all’investimento, né costituisce consulenza in materia di investimenti. Prima di effettuare scelte di investimento in uno strumento finanziario, l’investitore è tenuto a leggere la documentazione ufficiale dello stesso, riportante la natura, le caratteristiche e i rischi dello strumento finanziario, ciò al fine di assumere decisioni di investimento consapevoli. Gli articoli, i materiali, i contenuti ed i servizi presenti sono destinati ad un utilizzo personale e non professionale e non possono essere copiati, trasmessi, pubblicati, distribuiti o sfruttati commercialmente senza l’esplicito consenso scritto di BPER Banca Private Cesare Ponti. Tutti i materiali pubblicati, inclusi a titolo esemplificativo, articoli di informazione, fotografie, immagini, illustrazioni, sono protetti dalle leggi sul diritto d’autore e sono di proprietà dell’editore o di chi legittimamente disponga dei diritti relativi. Le informazioni contenute nel presente documento si basano su fonti ritenute attendibili; tuttavia, la Banca non ha effettuato una verifica indipendente relativa a tali informazioni e declina ogni responsabilità a riguardo. BPER Banca Private Cesare Ponti non può essere ritenuta responsabile per eventuali danni derivanti dall’utilizzo della presente pubblicazione. Quanto ad eventuali richiami di natura fiscale qui contenuti, va rilevato che i livelli e le basi di tassazione a cui fanno riferimento gli articoli pubblicati sono suscettibili di cambiamenti rispetto alla data di pubblicazione e possono incidere sul valore dell’investimento; inoltre, qualsiasi eventuale informazione riportata circa un trattamento fiscale particolare dipende dalla situazione individuale di ciascun investitore, passibile di variazione nel tempo. Le informazioni qui contenute sono formulate con esclusivo riferimento alla data di redazione del documento e sono pertanto suscettibili di variazioni in qualsiasi momento dopo la pubblicazione, senza alcun obbligo da parte di BPER Banca Private Cesare Ponti. di comunicare tali modifiche a coloro che abbiamo fruito in precedenza del contenuto del documento. La distribuzione di questo documento in altre giurisdizioni può essere soggetta a restrizioni e pertanto le persone alle quali dovesse pervenire tale documento si dovranno informare sull’esistenza di tali restrizioni ed osservarle.