Tra longevità, successione e filantropia: il ruolo strategico del Private Banker nella nuova Italia.
L’Italia sta attraversando una profonda trasformazione demografica e sociale, con cambiamenti significativi nella struttura familiare, nel mercato del lavoro e nelle dinamiche economiche che stanno ridefinendo il futuro delle generazioni attuali e future. In un contesto in cui i modelli tradizionali si modificano e crescono le sfide anche per i patrimoni più elevati, il Private Banker si pone oggi come un partner essenziale per guidare i clienti verso una gestione patrimoniale consapevole, strategica e orientata all’innovazione. Il suo ruolo è fondamentale per anticipare e governare i rischi connessi a queste trasformazioni, trasformandoli in opportunità di valore.
Di seguito, proponiamo una sintesi del “Rapporto annuale 2025. La situazione del Paese” dell’Istat, con tre temi chiave da approfondire per migliorare la consulenza e l’interazione con la nostra clientela.
1. GESTIONE DEL LONGEVITY RISK
Entro il 2030 la popolazione mondiale salirà a 8,5 miliardi, con il numero degli over-65 che passerà da 674 milioni (2018) a un miliardo, ovvero un over-65 ogni 10 abitanti (10%). Anche in Italia, dove l’aspettativa di vita si attesta intorno agli 80 anni per gli uomini e 84 per le donne, la percentuale di anziani è in costante crescita (34% nel 2040).
L’aumento della longevità sta trasformando le tradizionali tre fasi della vita: studio, lavoro e pensione. Assistiamo a una crescente richiesta di prodotti e servizi nei settori della sanità, assistenza, residenziale, cultura, ricreativo, viaggi, domotica, alimentazione ed educazione. Secondo le più recenti stime, solo in Europa la “longevity economy” potrebbe raggiungere un valore di 5.700 miliardi di euro entro il 2025, evidenziando un potenziale rivoluzionario per molti settori economici.
L’allungamento della vita comporta maggiori esigenze di assistenza medica e una revisione dei modelli pensionistici: i risparmi accumulati e le pensioni potrebbero non essere sufficienti a coprire le necessità di una vita più lunga.
2. GESTIONE DEL PASSAGGIO GENERAZIONALE
Entro il 2030, 180 mld saranno oggetto di passaggio generazionale. Il passaggio generazionale rappresenta una porta d'accesso a numerose opportunità strategiche per i Private Banker, offrendo spunti per ridefinire il proprio ruolo e innovare la consulenza patrimoniale. Il trasferimento generazionale richiede un approccio che vada oltre la semplice gestione degli investimenti.
I Private Banker possono trasformarsi in consulenti a 360° che accompagnano non solo il titolare attuale, ma anche le successive generazioni, instaurando relazioni durature e facendo da ponte nel processo di successione.
Questa relazione intergenerazionale rafforza la fiducia e consente di evitare interruzioni nel rapporto, soprattutto quando gli eredi non sono stati coinvolti fin dall'inizio.
3. FILANTROPIA
21 mld i patrimoni stimati senza eredi entro il 2030 Il tradizionale modello familiare, basato sull’eredità da genitori a figli, sta cedendo il passo a forme più eterogenee, come quelle dei single o delle coppie senza figli.
In un simile scenario, la filantropia acquisisce un ruolo centrale perché rappresenta una via attraverso cui il patrimonio accumulato nel corso della vita può essere destinato al bene comune, anziché disperso o, in assenza di testamento, finire nelle casse dello Stato.
Le dinamiche attuali evidenziano come numerosi individui, non avendo eredi diretti, possano optare per strumenti di pianificazione patrimoniale finalizzati a favorire iniziative nel Terzo settore, istituzioni, attività di ricerca o progetti sociali e sanitari.
4. PRINCIPALI EVIDENZE DEL RAPPORTO ISTAT
Il Rapporto annuale dell’Istat, presentato alla Camera dei deputati dal presidente Francesco Maria Chelli, offre una lettura innovativa della situazione del Paese.
Quest’anno, l’analisi si concentra su un dato demografico significativo: l’aumento della vita media sta modificando profondamente la struttura della popolazione italiana, con un impatto evidente sull’economia.
La coesistenza prolungata di più generazioni porta con sé cambiamenti nel mercato del lavoro e nelle dinamiche di consumo.
La demografia sta incidendo profondamente sul ricambio generazionale nelle imprese italiane; il 30% delle aziende presenta un rischio elevato di mancato ricambio generazionale, poiché il rapporto tra addetti over 55 e under 35 è superiore a 1,5.
Tutto questo in una fase di crescita moderata del Paese, caratterizzata da una progressiva erosione del potere d’acquisto, che dal 2019 a marzo 2025 ha registrato un calo fino al 10%.
Questa erosione della capacità di spesa contribuisce a creare ulteriori difficoltà per le imprese e per le famiglie, influenzando l’equilibrio economico nazionale.
“Un Paese senza giovani? La demografia ridisegna il nostro futuro”
L’Italia si conferma come uno dei paesi più anziani al mondo!
- 25% della popolazione con più di 65 anni;
- oltre 4.500.000 di persone che hanno più di 80 anni;
- calo delle nascite, con soli 370.000 nati nel 2024;
- tasso di fecondità ormai ridotto a 1,18 figli per donna
In questo contesto, il contributo migratorio assume un ruolo sempre più cruciale.
La popolazione straniera residente e i nuovi cittadini italiani sono le uniche categorie in crescita.
“Famiglie in evoluzione: il nuovo volto della società italiana”
Le famiglie diventano sempre più piccole, con un aumento delle persone che vivono da sole, mentre diminuisce la presenza di nuclei con figli.
- Famiglie monopersonali oltre 1/3 del totale;
- Coppie con figli sono meno del 30%;
- Anziani soli, quasi il 40% delle persone con oltre 75 anni vive da solo.
La formazione di nuove famiglie e la genitorialità vengono sempre più posticipate, un fenomeno legato sia ai cambiamenti culturali, sia alle difficoltà economiche e abitative che ostacolano l’autonomia dei giovani.
Le condizioni economiche delle famiglie rimangono fragili, con la povertà assoluta che coinvolge ben 5.700.000 di persone.
Anche il modo di entrare nella vita adulta sta cambiando: oggi, l’uscita dalla famiglia avviene sempre più spesso attraverso la convivenza informale, mentre il matrimonio e la genitorialità vengono rimandati o evitati del tutto.
“Tra benessere e rischi: il cambiamento degli stili di vita italiani”
Si registra un miglioramento nei comportamenti legati alla salute, con un calo dei fumatori e una crescente attenzione alla pratica sportiva, che indica un aumento della consapevolezza sull’importanza del benessere fisico.
Tuttavia e parallelamente, accanto a questi segnali positivi, emergono nuove criticità.
I casi di sovrappeso e obesità sono in aumento, già a partire dall’infanzia, riflettendo l’influenza di abitudini alimentari poco salutari e una possibile riduzione dell’attività fisica tra i più giovani. Inoltre, si stanno diffondendo nuove forme di consumo di tabacco, come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato, che rappresentano una sfida per la prevenzione.
Un fenomeno preoccupante riguarda anche il consumo di stupefacenti e superalcolici tra i giovani, che solleva interrogativi sulla salute e sui comportamenti a rischio nelle nuove generazioni.
“Italia a due velocità: territori che si spopolano e generazioni che resistono”
I divari territoriali continuano a essere marcati.
Nelle Aree Interne, l’invecchiamento si intreccia con fenomeni di spopolamento e una ridotta attrattività per i flussi migratori dall’estero.
In questi territori, la presenza di anziani soli è più diffusa, con il rischio di indebolire ulteriormente le reti di supporto informale, come famiglia, amici e vicinato.
Un aspetto positivo riguarda l’aumento del capitale umano tra le nuove generazioni di anziani: oggi sono mediamente più istruiti rispetto al passato, il che consente loro di vivere meglio e restare attivi più a lungo.
“Istruzione e opportunità: il cambiamento sociale attraverso lo studio”
L’istruzione è stata la principale leva di cambiamento nelle caratteristiche e opportunità professionali tra le generazioni.
Nel 1980, il 50% dei giovani tra i 15 e i 24 anni era già inserita nel mondo del lavoro; nel 2024 solo il 25% è attivo, mentre 2/3 continuano il percorso di studi.
Aumentano i laureati: negli ultimi 30 anni la quota di laureati, è passata dal 7% a oltre il 30%, con un picco del 37% tra le donne. Inoltre, le laureate di questa fascia d’età hanno raggiunto tassi di occupazione analoghi a quelli dei loro coetanei maschi laureati, evidenziando un progresso nella parità di accesso al lavoro qualificato.
Nonostante la caduta del reddito reale tra il 2004 e il 2024, l’investimento nell’istruzione ha aiutato a attenuare questo impatto, consentendo una crescita retributiva lungo l’arco della vita lavorativa. La crescita dell’occupazione femminile, inoltre, ha contribuito a compensare la riduzione dei redditi individuali a livello familiare, rafforzando la stabilità economica delle famiglie. Purtroppo da segnalare il crescente fenomeno dell’emigrazione giovanile, specialmente tra i giovani più qualificati.
A partire dal 2015, l’Italia ha registrato una perdita netta di circa 97 mila laureati nella fascia di età tra 25 e 34 anni, con un impatto significativo sul capitale umano disponibile per lo sviluppo. Questo esodo di competenze mina alla base la competitività del Paese e la sua capacità di innovazione nel lungo termine.
In un’Italia in rapida evoluzione, il Private Banker non è più solo un consulente finanziario, ma un vero e proprio alleato strategico per la protezione, la crescita e la trasmissione del patrimonio. La capacità di interpretare i nuovi trend demografici e sociali, insieme alla competenza nella pianificazione personalizzata, rende il ruolo del Private Banker cruciale per costruire un futuro solido e sostenibile. Affidarsi a un partner esperto significa non solo proteggere il proprio patrimonio, ma anche valorizzarlo in modo responsabile e innovativo, garantendo serenità alle generazioni di oggi e di domani.
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